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Nuova disciplina delle mansioni

                                                                                                                                                                               Avvocato Silvia Caravà – Avvocato del Lavoro

Nell’ambito della riforma del diritto del lavoro nota comeJobs Act, uno dei temi che ha suscitato grande attenzione è sicuramente quello della modifica dello ius variandi, ovvero il potere del datore di lavoro di variare unilateralmente le mansioni dei propri dipendenti. Il legislatore ha cercato di contemperare le esigenze dell’impresa con l’interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita. La norma di riferimento è l’art. 2013 del codice civile, che nella sua previgente formulazione prevedeva la nullità di accordi finalizzati al demansionamento del lavoratore e poneva forti limiti anche alla variazione delle mansioni in orizzontale. Con la nuova formulazione dell’articolo succitato, invece, il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, ma gli potrebbero legittimamente essere affidate anche mansioni diverse, seppur riconducibili allo stesso livello o categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte; il che significa che è legittimo adibire il dipendente a mansioni diverse da quelle per cui è stato assunto, a patto che esse siano previste nel medesimo livello del ccnl applicato. Così facendo non si ricade nell’ipotesi di demansionamento e nessun risarcimento sarà dovuto, anche qualora non venga rispettata, come prima previsto, l’equivalenza delle mansioni in termini di contenuto professionale. Inoltre, in caso di “modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore”, il dipendente potrà essere adibito a mansioni inferiori a prescindere dal suo consenso, ma per esclusiva determinazione del datore di lavoro; fermo restando il livello di inquadramento ed il trattamento retributivo in godimento, e fatta eccezione per gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa. Il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario, dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato adempimento, però, non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione alle nuove mansioni.
Per l’individuazione di ulteriori ipotesi di assegnazione a mansioni inferiori, purchè rientranti nella medesima categoria legale, la legge rinvia ai contratti collettivi.

Infine, l’ ultima ipotesi di modifica prevista è l’accordo di dequalificazione; si tratta di un’intesa tra le parti che modifica in senso deteriore l’inquadramento contrattuale, la retribuzione e persino la categoria legale di appartenenza del lavoratore.

L’accordo di dequalificazione, vista la sua gravosità, deve essere sottoscritto in una sede istituzionale, ovvero in sede giudiziale o sindacale, ovvero presso le commissioni di conciliazione costituite presso la Direzione Territoriale del lavoro ovvero dinanzi alla commissione di certificazione. E’ indispensabile, in questo caso, la sottoscrizione presso le sedi indicate dette “protette”, oltre alla necessaria presenza dell’interesse del lavoratore alla stipulazione.

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