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Maternità e congedi: cosa cambia con il job act

Maternità e congedi: cosa cambia con il job act Maternità e congedi: cosa cambia con il job act

Congedi parentali anche a ore e qualche piccola tutela in più per le partite iva che hanno dei figli. Sono queste alcune delle novità introdotte da uno dei decreti attuativi del Jobs Act. Il governo ha infatti emanato il 20 febbraio scorso un decreto legislativo che contiene misure per la tutela della maternità e per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e lavoro, che modifica il D.Lgs. 151/01.
Queste le principali innovazioni:
Il congedo obbligatorio di maternità.
Il decreto interviene sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari quali il parto prematuro o di ricovero del neonato; segnatamente, la norma dispone che in caso di parto prematuro i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto vengano aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche quando la somma dei due periodi superi il limite complessivo di 5 mesi. Inoltre, in caso di ricovero del neonato, è accordata la possibilità di sospendere il congedo di maternità a fronte di idonea certificazione medica che attesti la buona salute della madre.
Il congedo parentale (o maternità facoltativa)
Il congedo parentale è il diritto, spettante ad entrambi i genitori, di astenersi dal lavoro per complessivi 10 mesi da fruire nei primi anni di vita del bambino; ciò al fine di soddisfare i bisogni affettivi e relazionali del minore. Il Jobs act amplia la possibilità di chiedere il congedo parentale ai primi 12 anni di vita del figlio, dai precedenti 8, ed estende il diritto a percepire il 30% dello stipendio in caso di godimento del beneficio sino ai 6 anni del bambino (contro i precedenti 3).
E’ inoltre prevista la possibilità di fruire del congedo su base oraria (anziché solo su base giornaliera).
Le tutele predette vengono estese anche ai lavoratori autonomi, cui viene garantito il diritto all’ indennità di maternità, se iscritti alla gestione separata, anche quando il datore di lavoro non abbia versato i contributi.
In ultimo, ai genitori è consentito chiedere il part-time in alternativa al congedo parentale, per un periodo analogo, al termine del quale l’orario torna a tempo pieno.
“Sono norme concrete che avranno un impatto immediato nella vita delle mamme e dei papà” commenta il Ministro Poletti; sicuramente, aggiungiamo noi, possono consentire alle famiglie di scegliere i tempi per loro migliori da dedicare ai figli ed al lavoro.
A cura dell’avv Silvia Caravà, dello studio ass.to Caravà/Cavalli, partner di Professioni360

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